
E' di questi giorni la notizia che la Yamaha inviera' Jorge Lorenzo sull'Isola di Man per fare il consueto "Lap of Honour", parata semi-storica che apre il celeberrimo Tourist Trophy. Per l'occasione il pilota spagnolo ha scelto tramite concorso la livrea della R1 che usera'. E la notizia finisce qui. Il commento, no.
Pur apprezzando l'iniziativa di Yamaha di farsi pubblicita' al TT sdoganandolo con l'invio dei propri piloti ufficiali (prima Edwards poi Rossi adesso Lorenzo) io continuo ingenuamente a chiedermi il perche' dell'"embargo" mediatico per questa corsa.
I motivi ufficiali sono noti e stranoti, certo; come la pericolosita' della gara, il numero di morti etc etc, pero' ragionandoci rimane aria fritta. E ora passo in rassegna le cause ufficiali dell'oscuramento al TT smontandole una per una.
GARA PERICOLOSA
Che correre su una strada sia piu' pericoloso che correre in pista non ci piove. Cio' e' dovuto ad alcuni ostacoli non rimovibili come marciapiedi, case, fossati, lampioni etc etc. Ma e' vero anche che correre in moto e' piu' pericoloso che farlo in auto e decisamente piu' rischioso che giocare a golf.
E' per questo motivo che TUTTI i tracciati stradali sono stati banditi dal Motomondiale. Quarant'anni fa il TT non era certo un caso isolato, anzi, si correva tra provvisorie balle di paglia un po' ovunque e i circuiti permanenti erano a volte ugualmente pericolosi e pure piu' veloci. Si correva a Modena come al Nordschleife. E si moriva.
Pero' non mi pare che i giornali abbiano mai preso le distanze dalla F1 quando per quasi 30 anni il morto (e piu' di uno) ci scappava a ogni edizione del mondiale. 28 morti in F1 dal 1953 al 1982, quasi uno all'anno che salgono a 12 in 6 anni dal 1953 al 1959 o 9 dal 1960 al 1970.
E' stato forse cancellato Hockenheim dopo la morte di Clark? Monza dopo quella di Peterson?
E Indianapolis che si corre prossimamente negli USA gode forse del medesimo trattamento riservato al TT? Non mi pare. Eppure nel catino dell'Indiana si corre dal 1911, 4 anni dopo il primo TT e in una sola gara per anno (non le 5-6 dell'Isola di Man in cui vi e' una gara per categoria) il conto delle vittime supera la 50ina, il che diviso appunto per il numero di gare disputate rende Indy piu' mortale del TT. Pero' non esiste giornale motoristico che non ne parli e la gara la trasmettono da anni in diretta. Perche'?
E che dire della Parigi-Dakar che cambia nome e percorso tutti gli anni e tutti gli anni piange le sue vittime? Proprio la maratona africana e' seconda solo al TT per numero di vittime, ma con 70 anni di edizioni in meno. Pero' i giornali ne han sempre parlato, perche'?
In definitiva sara' pure bello e macabro citare i 227 morti del TT, ma se consideriamo che questo riguarda una corsa moltiplicata per varie categorie in 103 anni di storia, beh non e' che siano molti di piu' di tante altre gare anch'esse molto pericolose. Conto infatti circa 570 gare con una media di un decesso ogni 2,5 gare, Indianapolis e' sotto le 2...
Non sono cretino, lo so che il TT e' IPER-rischioso, ma non vedo per altre gare mangia uomini lo stesso trattamento mediatico.
Se si parla di quattroruote poi non puo' passare inosservata la grande tolleranza riservata ai Rallies che sono a tutti gli effetti gare su strada e dove ancora possono capitare le disgrazie, tanto tra i piloti quanto fra gli spettatori.
Ma se allarghiamo il discorso ad altri sport la cosa diventa addirittura ridicola!
C'e' forse qualche statistica che indica il numero di fratture e carriere spezzate nella Coppa del Mondo di sci nella "Discesa Libera" o nel "Super Gigante"??
E non e' forse morto qualcuno alle Olimpiadi Invernali la scorsa edizione scendendo con lo slittino?
LA FACCIA COME IL CULO
Eppure proprio il principale fautore del "BAN" al TT e' proprio colui che tutti gli anni va sull'Isola a prendersi gli applausi: Agostini.
Ora come sia possibile dichiararsi onorato di fare incetta di applausi e al tempo stesso dire che la gara e' un massacro non lo so. Forse e' la scelta dei tempi giusti, perche' Ago del TT parla malissimo tranne che pochi mesi prima del "Lap of Honour" quando invece cita gli episodi memorabili e quanto fosse bella la gara.
I giornali non sono da meno. Tant'e' che proprio l'anno scorso quando a fare il giretto ci ando' Rossi, la Gazzetta dedico' all'evento quattro pagine. Peccato che della gara o dei VERI partecipanti non abbia parlato nessuno tranne appunto lo stesso Rossi.
Dei quotidiani non sportivi manco a parlarne ovviamente: il TT per loro semplicemente non esiste. Eppure son quelle testate che sui morti fanno il 90% dei loro articoli senza risparmiarsi dettagli raccapriccianti cosi' come la sera vanno in onda talk show con tanto di plastico per illustrare meglio come ha agito l'assassino. Bell'esempio davvero.
Ma la vera vergogna sono le riviste specializzate che dietro la loro "scelta etica" di non parlare di una gara assassina celano una disinformazione al limite della diffamazione.
Non posso non ricordare come in un minuscolo trafiletto di inizio anni '90 nelle pagine dedicate alle notizie brevi, un certo Carl Fogarty venne definito "un modesto pilota capace al massimo di vincere gare folli come il TT". In seguito pero' rischio' il risultato clamoroso a Donington con la Cagiva e vinse 4 titoli Superbike, ma scommetto che l'autore del suddetto trafiletto ancora guadagna piu' del sottoscritto a scrivere cazzate. Perlomeno io non costo nulla...
OCCASIONI PERSE
Succede cosi' che a un imberbe Poggiali i tifosi a un incontro chiedano cosa ne pensi del Tourist Trophy e questi risponda "Ma non e' quella gara di piloti vecchi?". E' anche un gioco per Playstation2 volendo.
Ironia della sorte a dirlo fu uno che poi si e' ritirato a meno di 30 anni perche' vecchio dentro. Ennesima occasione persa per parlare di una gara in termini meno tragici e superficiali.
Nessuno punta la pistola alla tempia dei vari Hutchinson, Ainstey, McGuinness, Plater o Rutter. E nessuno la puntava a Dunlop, Hislop o Jeffries. Non e' la follia che spinge questi piloti a misurarsi su un tracciato cosi' difficile, ma e' la stessa passione e la stessa ambizione che hanno i piloti di altre categorie.
Solo che per scelta o per necessita' questi corrono su strada e non perche' dementi come qualcuno vuol far credere.
Per cui un grosso in bocca al lupo a quelli che oggi han cominciato a sfidare l'impossibile.